Origini del gioco nell'infanzia

21.05.2019

Da tempo la letteratura ha dimostrato come il gioco infantile non sia un semplice passatempo per i più piccoli, bensì una parte fondamentale per uno sviluppo positivo del bambino fin dai primi giorni di vita.

Secondo Piaget (1945), il gioco comincia quando il comportamento del bambino non è più guidato dalla necessità di apprendere o di cercare una soluzione a "dilemmi" della realtà, ma dal piacere di esercitare delle abilità acquisite in precedenza per poterle ri-attualizzare in maniera differente.

J. Piaget afferma che il bambino fin dalla nascita si relaziona attivamente con il mondo circostante, che viene esplorato e assimilato allo scopo di formare degli schemi interni della realtà; il gioco (che in questa fase è individuabile nel procurarsi stimolazioni fisiche come succhiare a vuoto o ripetere movimenti appena compiuti) è una delle modalità attraverso cui il bambino sembra crearsi tali schemi.

Tra il secondo e il terzo mese di vita fino al sesto mese le cose iniziano a cambiare e il bambino mostra un interesse differente nei confronti del proprio corpo, mettendo in atto comportamenti che possono essere definiti ludici perché sono caratterizzati da un coinvolgimento attivo, da un'attesa dell'effetto e da veri e propri segnali di piacere, come il sorriso. In questo periodo è facile osservare i bambini giocare con la testa, le mani, i piedi o la propria voce. Attraverso queste prime esperienze (definite in letteratura stereotipie ritmiche) il bambino apprende la coordinazione della testa, delle mani, degli occhi, attività che rappresentano la base delle funzioni manuali più complesse, come ad esempio la prensione o la manipolazione degli oggetti.

Una fonte di gioco importante per i più piccoli è la voce; i bambini infatti tendono a vocalizzare in modo ripetitivo e quando si trovano in uno stato di benessere spesso possono essere osservati nell'intento di ascoltare la propria voce e giocare con la capacità di produrre e differenziare i suoni.

Fanno parte dei rituali motori di questo periodo di sviluppo anche alcuni giochi degli adulti quali sollevare il bambino in alto o dondolarlo sulle ginocchia, che aiutano la stimolazione vestibolare dando grande piacere ed eccitazione ai bambini e che contribuiscono attivamente allo sviluppo del controllo di specifici pattern motori.

In conclusione, si evidenzia l'importanza di una stimolazione attiva del bambino anche dall'esterno fin dai primi mesi di vita; il piccolo può essere incoraggiato dall'adulto in una prima esplorazione del mondo con differenti giochi che possono coinvolgere attività motorie e giochi vocali, comportamenti che favoriscono sia lo sviluppo di una relazione positiva tra adulto/bambino sia lo sviluppo motorio e di coordinazione del piccolo. 

Copyright © Dr.ssa Martina Larini