Giocare è una questione... seria!

31.03.2020

I nostri bambini passano molto tempo a giocare per terra, sul tappeto, in giardino, da soli o con i coetanei.

Il gioco è per loro un potente mezzo per conoscere il mondo e una modalità per esprimere emozioni e bisogni, oltre ad essere un mezzo per consolidare nuove abilità.
Giocando, infatti, il bambino inizia a capire come "funzionano le cose": come funzionano gli oggetti con cui entra in contatto, come cadono dall'alto, cosa succede quando arrivano a terra, che una sfera rotola, e tante altre sorprese del mondo che li circonda.

Attraverso il gioco, ogni persona ha la possibilità di esprimere davvero se stesso e i bambini, a seconda dell'età, imparano ad essere creativi, sperimentano le proprie capacità cognitive, scoprono "chi sono", entrano in relazione con i loro coetanei e il mondo esterno, sviluppano la propria personalità.

Inoltre, i bambini amano coinvolgere i propri genitori nei giochi, attività considerate estremamente serie dai piccoli, e la partecipazione degli stessi ai loro momenti ludici rafforza il senso di sicurezza e di protezione nel bambino.

Il gioco, quindi, è importantissimo nella vita di un bambino perché:

  • Contribuisce alla formazione della personalità;
  • Giocando si sviluppano l'essere perseveranti, le capacità d'attenzione, il rispetto delle regole e la collaborazione con gli altri;
  • Aiuta nello sviluppo dell'autostima;
  • Sviluppa la capacità di pianificazione e risoluzione dei "problemi";
  • Aiuta nello sviluppo della socialità;
  • Rafforza il legame con i genitori.

Osserviamo ora le diverse fasi del gioco dei bambini fin dai primissimi mesi di vita:

  • Dai 2 ai 6 mesi circa, la maggior parte degli scambi tra la mamma e il proprio piccolo sono basati soprattutto sulla presenza fisica e su scambi verbali senza l'uso di oggetti del mondo estero; la mamma coinvolge il piccolo nella relazione a due attraverso canzoni, dolci versetti, sguardi e sorrisi.
  • Dai 6 ai 9 mesi circa, iniziano a comparire i giochi interpersonali, come il gioco del cucù, il batti batti le manine, l'imitazione delle smorfie o dei movimenti dell'adulto.
    Il bambino diventa anche un esperto nella comprendere le emozioni dei genitori quando entrano in relazione con oggetti o altre persone.
  • Nel periodo dai 9 ai 14 mesi circa, il bambino inizia ad utilizzare segnali più comprensibili anche alle altre persone, ad esempio indicare oggetti nella stanza, richieste specifiche o la comparsa del no. In questa fase il contatto fisico, prima fondamentale nella relazione con la mamma, diventa meno importante; è ora dell'esplorazione del mondo! Il piccolo infatti inizia ad allontanarsi dalla mamma per esplorare l'ambiente circostante e per conoscerlo... sempre tenendo sott'occhio la propria mamma, dalla quale ritornerà nel momento di paura o difficoltà. La sicurezza che trova nella propria mamma è insostituibile e irrinunciabile, e sarà così per tutto il resta della vita.
    In questo periodo si sviluppa, inoltre, l'importantissima capacità di differenziare tra "quello che penso Io" e "quello che pensa e desidera l'altra persona".

Ora che conosciamo le diverse fasi, 

come possiamo interagire e stimolare il gioco dei nostri bambini?

Ecco qualche consiglio:

  • Organizzare uno spazio in cui il bambino possa giocare liberamente, nel quale deve sentirsi al sicuro ed essere libero di esprimersi attraverso il movimento;
  • Incoraggiare il bambino all'uso dei diversi materiali e giocattoli, aiutandolo a capire che con gli stessi giochi si possono fare attività diverse;
  • Trasmettere al bambino calore e cooperazione, soprattutto il nostro piacere nell'essere lì con lui;
  • Offrire reciprocità emotiva, attraverso il contatto visivo, il contatto corporeo, il sorriso e le interazioni di gioco;
  • Osservare il bambino, imparare a conoscere i suoi gusti, i suoi punti di forza e i suoi punti di debolezza;
  • Lasciare anche dello spazio al "gioco libero", cercando di non organizzare ogni momento di gioco del bambino, ma permettergli di esprimere la propria creatività e fantasia;
  • Stimolare il bambino esponendolo a competenze che deve ancora sviluppare (es. aprire le cerniere, infilare perline... il bambino apprende anche attraverso l'imitazione dell'adulto);

e... lasciare anche dei momenti di noia ai nostri bimbi, nei quali possano ingegnarsi in autonomia per "inventare qualcosa da fare"!

"La cura per la noia è la curiosità."
(D. Parker)

Copyright © Dott.ssa Martina Larini