Essere genitori (e bambini) ai tempi del Covid-19

31.03.2020

Iniziò tutto a fine febbraio; tutti a casa da scuola per una settimana!
Per tutti i bimbi sembrava quasi il regalo di una vacanza inaspettata, lontano dai compiti, dalle verifiche, dalle interrogazioni.
Poi, arrivò il prolungamento di un'altra settimana e pensarono "va beh, finirò la partita alla play che ho iniziato settimana scorsa, il disegno che non ho finito di colorare, mi godrò ancora la sveglia fino a tardi, scenderò in cortile con il mio vicino di casa a giocare a calcio dopo pranzo".
Ma ad un tratto, #iorestoacasa e arcobaleni ad ogni finestra che ci ricordano che #tuttoandràbene. 

Il Covid-19 e la situazione che ha portato con sé è complicata, strana, stressante; è impensabile che gli stati d'animo degli adulti e dei genitori, insieme alle limitazioni improvvise (non solo fisiche) non abbiano un impatto anche sui nostri bambini.

Loro ci respirano. Respirano il nostro essere preoccupati, stressati, ansiosi, impauriti, nervosi, anche se cerchiamo in tutti i modi di non far trapelare le nostre emozioni negative, nascondendole dietro a sorrisi, parole dolci di conforto. 

I bambini sono molto recettivi, molto più di quello che pensiamo e anche loro possono reagire allo stress in modi diversi: disturbi del sonno (i bambini quando sono in ansia non voglio separarsi dai propri genitori), sentirsi tristi senza saper dire il motivo, aumento dei capricci e di comportamenti "rumorosi" (modalità usata dai bambini per essere visti e rassicurati), regressioni rispetto ad abilità e attività che svolgevano in totale autonomia, lavarsi molto più del necessario, essere arrabbiati e nervosi (causati anche dalla lontananza dai proprio amici e dagli sport, che limitano le occasioni per scaricare energie e tensioni), ecc.

Spesso i genitori, di fronte a questi comportamenti, sono confusi e in difficoltà.
Quindi, cosa fare?

  • Cercare di accogliere le emozioni dei nostri bambini e legittimarle.

Un esempio: il bambino piange senza che riesca a dirci cosa succede; proviamo ad accoglierlo e connetterci con lui: "Mi sembra che tu sia triste... è così?"

  • Mostriamoci disponibili al dialogo e alla comunicazione.

Un esempio (situazione descritta precedentemente): "Hai voglia di parlarne? Possiamo farlo insieme..."

  • Validare il vissuto emotivo del bambino, comunichiamogli che "va bene sentirsi così".

Esempio (situazione descritta precedentemente): "Mi dispiace molto sapere che ti senti così, è proprio difficile questa situazione, penso sia normale sentirsi tristi..."

  • Riconoscere la presenza di eventi, suoni, situazioni che mettono particolarmente in allarme il proprio bambino (potrebbe anche essere la percezione da parte sua di un nostro momento di agitazione/tristezza). Cercare di capire "cosa" ha agitato il bambino per prevenire.

Domande curiose su "Cos'è il Coronavirus"... come rispondere?

È importante non mentire ai propri figli, ciò potrebbe minare la fiducia del bambino nei nostri confronti. Il consiglio, in base all'età del bambino, è di cercare di fornire informazioni e fatti sulla situazione che si sta vivendo, fornendo anche informazioni chiare su come comportarsi per ridurre il rischio di essere contagiati dalla malattia con parole comprensibili per loro.

Cerchiamo di renderli responsabili rispetto ai comportamenti necessari per la tutela della propria persona (lavarsi le mani, starnutire in fazzoletti usa e getta, ecc). Fondamentale è dare poche informazioni e regole, ma chiare e comprensibili per loro.

Possiamo concludere dicendo che durante tempi difficili e fuori dalle loro abitudini, i bambini hanno bisogno ancora di più dell'amore e dell'attenzione dei propri genitori.

I bambini, in questo momento, hanno "semplicemente" bisogno di SENTIRSI AL SICURO insieme a noi. 


Copyright © Dott.ssa Martina Larini